Bonifico parlante, contanti e rate: gli errori che fanno perdere il bonus colonnine

Chi ha già usato le detrazioni per la casa conosce il bonifico parlante, quello con causale, riferimento normativo e codice fiscale del beneficiario. Per abitudine molti pensano che serva anche per il bonus colonnine. Non è così, il bonifico parlante qui non è richiesto. Contano altre regole, meno note e molto più severe.

Le mettiamo in fila, con gli errori che vediamo fare più spesso e che fanno perdere il contributo sulla spesa sostenuta.

Il bonifico parlante non serve

Il decreto direttoriale del 4 agosto 2026 chiede pagamenti tracciabili, non un formato particolare di bonifico. Un bonifico ordinario va benissimo, così come un addebito SEPA o un pagamento con carta.

Visto che il decreto non lo chiede, usare il bonifico parlante non porta alcun vantaggio. Può anzi creare confusione se la causale richiama una detrazione fiscale, perché il contributo non si somma ad altre agevolazioni sulla stessa spesa. Meglio una causale semplice, con il numero della fattura e la descrizione della fornitura, per esempio “saldo fattura 125, fornitura e posa wallbox”.

Cosa vuol dire pagamento tracciabile

Calcolatrice e fogli per il controllo di fatture e pagamenti
Foto di maks_d su Unsplash

Sono ammessi solo pagamenti che lasciano una traccia bancaria. Bonifico, addebito SEPA e carta, a patto che partano da un conto intestato al beneficiario, cioè a chi presenta la domanda.

Restano fuori i contanti, anche per piccoli importi come qualche metro di cavo in più pagato al tecnico a fine giornata. E restano fuori le rate e i finanziamenti, compresi quelli a tasso zero proposti in negozio o dal sito che vende la wallbox. Se ti offrono di pagare a rate, conviene rinunciare e saldare dal tuo conto.

Su questo punto il decreto non lascia margini. Un pagamento non tracciabile non si recupera dopo, con una dichiarazione o una ricevuta firmata.

Il conto deve essere intestato a te

Qui si inciampa più spesso di quanto si pensi. La wallbox la usa tutta la famiglia, la domanda la fa il marito perché ha lo SPID attivo, il bonifico parte dal conto della moglie. Risultato, il pagamento non risulta fatto dal beneficiario.

La regola pratica che diamo ai clienti è far coincidere tre nomi. Quello sulla fattura, quello del conto da cui parte il pagamento e quello di chi presenta la domanda. Se sono gli stessi, una buona parte dei problemi sparisce prima ancora di nascere.

Per i condomini il conto è quello condominiale. Un amministratore che anticipa la spesa dal proprio conto personale, magari per fare prima, esce dalla regola.

Fatture: data, formato e importi

Wallbox su un muro di mattoni accanto all'auto in ricarica
Foto di Ratio EV Charging su Unsplash

La prima fattura non può essere anteriore al 26 giugno 2026. Vale anche per gli acconti, quindi un anticipo fatturato prima di quella data non rispetta il requisito. L’installazione, poi, deve essere completata entro il 31 dicembre 2026.

Per la domanda servono le fatture elettroniche in formato XML, scaricate dal portale dell’Agenzia delle Entrate. Serve il file XML, non la copia PDF arrivata per email. Gli importi vanno letti con attenzione, perché il contributo si calcola sulla spesa al netto dell’IVA. Su una fattura da 1.000 euro più IVA il contributo è di 800 euro, e l’IVA resta a carico tuo.

Anche la descrizione conta. Acquisto e posa della wallbox, impianto elettrico, opere edili strettamente necessarie e l’eventuale connessione con un nuovo POD sono spese ammesse. Meglio che compaiano in modo leggibile, su righe distinte.

Contributo e detrazione non si sommano

Il contributo non è cumulabile con altre agevolazioni, anche fiscali, sulla stessa spesa. Se la wallbox entra nel bonus colonnine, non può finire anche nella dichiarazione dei redditi come detrazione.

È una scelta da fare prima di pagare, e se hai dubbi conviene parlarne con il commercialista. Una spesa diversa, come l’impianto fotovoltaico sul tetto, segue invece le sue regole, che trovi nella pagina sulla detrazione per il fotovoltaico. L’importante è che la stessa voce di spesa non compaia in due pratiche diverse.

Che documenti servono per dimostrare la spesa

Alla domanda si allegano le fatture XML, gli estratti conto da cui risultano i pagamenti, la dichiarazione di conformità rilasciata dall’installatore secondo il DM 37/2008, l’IBAN e il documento d’identità con il codice fiscale. Serve anche una PEC valida.

Un estratto conto leggibile vale più di dieci ricevute. Scarica dal sito della banca il documento ufficiale del periodo, non uno screenshot dell’app, e controlla che si veda il movimento con data, importo e destinatario. Se hai pagato con carta, tieni anche la ricevuta dell’operazione.

La procedura di caricamento è spiegata nella guida su come fare domanda per il bonus colonnine.

Gli altri errori che costano il contributo

Alcuni errori non riguardano i pagamenti ma pesano allo stesso modo. La wallbox deve essere nuova, non usata né recuperata da un’altra casa. Deve comparire nell’elenco GSE vigente alla data della domanda. Per un privato deve essere a uso esclusivamente privato, non accessibile al pubblico, e installata in un’area nella sua piena disponibilità.

Poi ci sono i requisiti del richiedente. Possono accedere le persone fisiche residenti in Italia e i condomini per le parti comuni, mentre ditte individuali e società sono escluse. E la domanda va presentata dal beneficiario, non dall’installatore.

Cinque controlli prima di pagare

Prima di disporre il saldo conviene fare cinque verifiche veloci. Il modello è nell’elenco GSE. La fattura è intestata a chi farà la domanda e ha una data successiva al 26 giugno 2026. Il conto da cui paghi è intestato alla stessa persona. Il pagamento è tracciabile, mai in contanti né a rate. L’installazione si chiude entro il 31 dicembre.

Cinque controlli, due minuti, fino a 1.500 euro in gioco. Le date sono spiegate meglio nell’articolo sulla scadenza del bonus colonnine 2026, mentre tutte le regole sono nella nostra pagina sul contributo per le wallbox di casa.

Ti aiutiamo a fare le cose in ordine

Quando installiamo una wallbox per il contributo, prepariamo la fattura elettronica intestata a chi presenterà la domanda, con le voci ammesse ben distinte, e insieme consegniamo dichiarazione di conformità e schede tecniche del modello. Sul pagamento ti diciamo prima cosa serve, così non ci sono sorprese a gennaio.

Im.El.Tel. S.r.l. ha la sede operativa in Viale San Bruno 5 a Lamezia Terme (CZ), con punti vendita in Corso Nicotera 15/A a Lamezia Terme e in Via A. De Gasperi 4 a Sant’Onofrio (VV). Per informazioni chiama lo 0968 438268, lo 0968 359072 o lo 0968 1950970, scrivi a commerciale@imeltelgroup.it oppure compila il modulo nella pagina contatti.

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