Domanda bonus colonnine su Invitalia: SPID, PEC e fatture XML, cosa preparare

Per il bonus colonnine, come fare domanda è la parte che preoccupa di più chi ha già deciso di installare la wallbox. La procedura in sé non è lunga. Diventa lunga quando si entra in piattaforma senza i documenti pronti, ci si accorge che manca un file e si perdono giorni, in uno sportello dove le domande vengono esaminate in ordine di arrivo.

Qui non ripetiamo il percorso dal sopralluogo al bonifico, che trovi nella pagina principale. Ci concentriamo sull’accesso alla piattaforma, sui documenti da preparare prima di entrare e sugli errori che fanno perdere tempo.

Chi la presenta, e quando

La domanda la presenta il beneficiario. Non l’installatore, non il rivenditore, non il parente che “se ne intende”. Per una casa è la persona fisica residente in Italia che ha sostenuto la spesa. Per un condominio è l’amministratore oppure, nei condomini fino a otto condòmini, un condomino delegato.

Lo sportello è aperto dalle 12:00 del 22 settembre 2026 alle 12:00 del 31 gennaio 2027, salvo esaurimento dei fondi. Si presenta a lavori conclusi, perché tra i documenti ci sono le fatture e la dichiarazione di conformità. Ogni beneficiario può presentare una sola domanda.

Ditte individuali e società non possono accedere. Se la wallbox serve per un’attività, il contributo domestico non è la strada giusta.

Le credenziali per entrare in piattaforma

Moduli compilati a mano prima di accedere alla piattaforma online
Foto di Zulfugar Karimov su Unsplash

La domanda si presenta solo online, nell’area riservata della piattaforma Invitalia, con SPID, Carta d’identità elettronica o Carta nazionale dei servizi. Non ci sono moduli cartacei né invii per raccomandata.

Prima di tutto, quindi, verifica che lo SPID funzioni davvero. Sembra banale, ma capita spesso che sia stato attivato anni fa per una pratica e mai più usato, con la password scaduta o il numero di cellulare cambiato. Recuperarlo può richiedere qualche giorno, soprattutto se serve un nuovo riconoscimento.

Se in famiglia la domanda la fa una persona anziana, la soluzione più semplice è che un figlio o un nipote la aiuti seduto accanto a lei, con le sue credenziali e non con le proprie. L’identità digitale resta personale, e la domanda deve partire dal beneficiario.

La PEC, tua e funzionante

Serve un indirizzo di posta elettronica certificata valido, da indicare nella domanda. È prudente che sia una casella che controlli davvero, e che resti attiva fino a quando il contributo non è arrivato sul conto.

Molti hanno una PEC aperta per lavoro, magari intestata allo studio o alla ditta, che legge qualcun altro. Per la domanda di un privato è meglio una casella personale, attiva e con spazio libero. Una PEC piena respinge i messaggi, e di solito nessuno se ne accorge finché non è tardi.

Se non ce l’hai, attivarne una costa poco e si fa online. Meglio pensarci adesso, non la sera prima di entrare in piattaforma.

Le fatture in formato XML, non il PDF

Wallbox installata a parete con il cavo di ricarica collegato
Foto di Evnex Ltd su Unsplash

Il documento che crea più problemi è la fattura. Per la domanda servono le fatture elettroniche in formato XML, quelle che passano dal Sistema di Interscambio e che si scaricano dal portale dell’Agenzia delle Entrate, nel servizio Fatture e Corrispettivi. La copia di cortesia in PDF che arriva per email non è la stessa cosa.

Nel portale si entra con le stesse credenziali SPID. Se non l’hai mai usato, prova ad accedere adesso e a cercare una fattura qualsiasi, per esempio quella di un acquisto recente. Scoprire a gennaio come funziona, con la scadenza vicina, è il modo peggiore per farlo.

Controlla anche il contenuto. Intestatario, codice fiscale e descrizione devono essere coerenti con la domanda, cioè acquisto e posa della wallbox, eventuali opere elettriche e murarie, il modello installato. Una descrizione generica come “lavori elettrici” rende più difficile collegare la spesa alla colonnina.

Estratti conto e pagamenti tracciabili

Ogni fattura va accompagnata dalla prova del pagamento. Servono gli estratti conto da cui risultano i movimenti, fatti con bonifico, addebito SEPA o carta da un conto intestato al beneficiario. Il decreto non chiede il bonifico parlante usato per le detrazioni, ne basta uno ordinario.

Scarica dal sito della banca l’estratto conto ufficiale del periodo, non uno screenshot dell’app, e controlla che si leggano data, importo e destinatario. Se hai pagato con carta, conviene tenere anche la ricevuta dell’operazione. Pagamenti in contanti, a rate o con un finanziamento non sono ammessi, e non si sistemano a posteriori.

Conformità, IBAN e documento d’identità

La dichiarazione di conformità secondo il DM 37/2008 la rilascia l’installatore a fine lavoro. Attesta che l’impianto è stato realizzato a regola d’arte, ed è uno dei documenti senza cui la domanda non si completa. Chiedila insieme alla fattura, non a gennaio.

Servono poi l’IBAN del conto su cui ricevere il contributo e una copia del documento d’identità con il codice fiscale. Il consiglio pratico è usare lo stesso conto da cui sono partiti i pagamenti, così nomi e numeri restano coerenti in tutta la pratica.

Per un condominio cambiano alcune voci. Servono il codice fiscale del condominio, il documento dell’amministratore, la delibera assembleare e la dichiarazione di mancata impugnazione ai sensi dell’articolo 1137 del codice civile.

Gli errori che fanno perdere tempo

Il primo è entrare in piattaforma per curiosità, senza i file pronti. Il secondo è caricare il PDF della fattura al posto dell’XML. Il terzo è indicare una PEC che nessuno legge.

Poi ci sono gli errori di sostanza, più gravi perché non si correggono con un nuovo caricamento. Una wallbox che non compare nell’elenco GSE vigente alla data della domanda. Una fattura datata prima del 26 giugno 2026. Un’installazione completata dopo il 31 dicembre 2026, che appartiene già all’annualità successiva. Un pagamento partito dal conto del coniuge invece che da quello di chi presenta la domanda.

Infine il cumulo. Il contributo non si somma ad altre agevolazioni sulla stessa spesa, comprese le detrazioni fiscali. Se avevi pensato di portare la wallbox in detrazione, devi scegliere una delle due strade.

Una cartella, sei file

Il metodo che suggeriamo ai nostri clienti è semplice. Prima di entrare in piattaforma prepara una cartella sul computer con sei file. Il documento d’identità con il codice fiscale, le fatture XML, gli estratti conto, la dichiarazione di conformità, la scheda del modello di wallbox con la schermata dell’elenco GSE in cui compare, e un promemoria con PEC e IBAN.

Con tutto pronto, la compilazione richiede poco tempo. Per i dubbi sulla procedura Invitalia risponde al numero verde 800 77 53 97, mentre le regole complete sono riassunte nella nostra guida al contributo per le colonnine domestiche. Le date da rispettare, con la differenza tra fine lavori e chiusura dello sportello, sono nell’articolo sulla scadenza del bonus colonnine 2026.

I documenti tecnici li prepariamo noi

La domanda resta tua, ma la parte tecnica possiamo prepararla noi. Con l’installazione della wallbox ti consegniamo fattura elettronica, dichiarazione di conformità e schede tecniche del modello installato, pronti da caricare.

Im.El.Tel. S.r.l. ha la sede operativa in Viale San Bruno 5 a Lamezia Terme (CZ), con punti vendita in Corso Nicotera 15/A a Lamezia Terme e in Via A. De Gasperi 4 a Sant’Onofrio (VV). Per informazioni chiama lo 0968 438268, lo 0968 359072 o lo 0968 1950970, scrivi a commerciale@imeltelgroup.it oppure compila il modulo nella pagina contatti.

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