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Sistema ibrido: caldaia e pompa di calore che lavorano insieme

C’è una situazione che incontriamo di continuo: casa degli anni Ottanta o Novanta, radiatori in ghisa o in alluminio, caldaia a fine corsa. Il proprietario ha letto che la pompa di calore consuma meno, ma sa anche che i suoi termosifoni chiedono acqua calda, e teme di ritrovarsi con una casa fredda e una bolletta elettrica alta.

Il sistema ibrido nasce esattamente per questo scenario. Non è un compromesso al ribasso: è una soluzione progettata per prendere il meglio delle due tecnologie lasciando a una centralina il compito di decidere, momento per momento, quale conviene far lavorare.

Come è fatto un sistema ibrido

Gli elementi sono tre: una pompa di calore, in genere di taglia contenuta, una caldaia a condensazione e una centralina che governa entrambe. Esistono soluzioni preassemblate dello stesso costruttore e soluzioni composte, dove si affianca una pompa di calore a una caldaia già esistente ancora in buono stato.

La pompa di calore copre il fabbisogno di base, quello che c’è per la maggior parte della stagione. La caldaia interviene nei picchi di freddo e quando serve acqua a temperatura alta. Il risultato è che la macchina elettrica lavora quasi sempre nella zona in cui rende di più, senza essere forzata nelle condizioni che le sono sfavorevoli.

Chi decide quale macchina si accende

Termostato digitale che regola la temperatura di casa
Foto di Dan LeFebvre su Unsplash

È il punto interessante. La centralina confronta in tempo reale il costo per unità di calore prodotta dalle due fonti, tenendo conto della temperatura esterna, della temperatura dell’acqua richiesta dall’impianto e dei prezzi di energia elettrica e gas impostati in configurazione.

Sopra una certa temperatura esterna la pompa di calore ha un rendimento tale da risultare più economica, e lavora da sola. Sotto quella soglia, che dipende dai prezzi impostati, conviene la caldaia e la centralina commuta. Nelle giornate intermedie possono lavorare insieme, con la caldaia che integra la potenza mancante.

Il parametro dei prezzi va impostato con i valori reali della fornitura e rivisto quando cambiano in modo significativo: una centralina configurata con prezzi vecchi prende decisioni sbagliate in buona fede.

Perché funziona bene con i radiatori

Una pompa di calore che deve produrre acqua a 60 o 65 gradi per alimentare vecchi radiatori lavora in condizioni difficili e con rendimenti bassi. Nell’ibrido non le si chiede mai: quando serve quella temperatura interviene la caldaia, che a quelle condizioni è nel suo campo naturale.

Per buona parte della stagione, però, i radiatori non hanno bisogno di 65 gradi. In una giornata mite di novembre o marzo bastano 45-50 gradi, e lì la pompa di calore se la cava benissimo. È esattamente il periodo che copre la maggior parte delle ore di riscaldamento in Calabria.

Quanto si risparmia davvero

Il risparmio dipende da quante ore la pompa di calore riesce a lavorare da sola. In un clima costiero come il nostro, con inverni miti, quella quota è alta: la caldaia entra in funzione in poche settimane l’anno, e per il resto la casa è scaldata con energia elettrica a rendimento tre o quattro volte superiore.

Rispetto a un impianto a sola caldaia, i consumi di gas si riducono in modo netto. La spesa elettrica ovviamente sale, ma il bilancio complessivo resta favorevole, tanto più se in casa c’è un impianto fotovoltaico che alimenta la pompa di calore nelle ore centrali. Il confronto dettagliato tra le due tecnologie prese singolarmente è nell’articolo pompa di calore o caldaia.

Cosa serve verificare in casa

Radiatore sotto la finestra di una stanza
Foto di Julian Hochgesang su Unsplash

Il primo requisito è uno spazio esterno per l’unità della pompa di calore, con il rispetto delle distanze dai confini e attenzione al rumore verso le finestre dei vicini. Il secondo è la potenza elettrica disponibile: molte case hanno un contatore da 3 kW, e una pompa di calore anche piccola può richiedere un aumento.

Poi si valuta l’impianto idraulico esistente, lo stato dei radiatori e la presenza di un punto adatto per il bollitore dell’acqua calda. Infine si verifica la canna fumaria della caldaia, che resta in funzione e deve essere compatibile con l’apparecchio a condensazione.

Quando conviene e quando no

L’ibrido è la soluzione giusta per le ristrutturazioni parziali: casa esistente, radiatori che restano, budget che non copre il rifacimento dell’impianto di distribuzione. È efficace anche nelle zone interne più fredde, dove una pompa di calore da sola lavorerebbe in difficoltà per più settimane l’anno.

Conviene meno in due casi. Nelle case nuove o completamente ristrutturate con pavimento radiante, dove la pompa di calore da sola fa tutto e la caldaia diventa un costo inutile. E negli appartamenti senza spazio esterno o con vincoli condominiali sull’installazione dell’unità esterna.

La regolazione, che decide il risultato

Un ibrido mal regolato rende come una caldaia normale. Le impostazioni che contano sono la curva climatica, che lega la temperatura dell’acqua a quella esterna, la soglia di commutazione tra le due macchine e la gestione dell’acqua calda sanitaria, che conviene programmare nelle ore centrali della giornata quando la pompa di calore rende di più.

Consigliamo sempre di rivedere le impostazioni dopo il primo inverno, con i dati di consumo reali alla mano. È il momento in cui si recuperano i margini che in fase di avviamento non si potevano prevedere.

Manutenzione di due macchine

Un ibrido ha due generatori, quindi due manutenzioni: il controllo della caldaia con l’analisi dei fumi e il controllo della pompa di calore, che rientra negli obblighi F-Gas quando la quantità di refrigerante supera le soglie previste. In compenso la caldaia lavora molte meno ore che in un impianto tradizionale, e questo ne allunga sensibilmente la vita.

Conviene affidare entrambe le manutenzioni alla stessa impresa, perché la maggior parte dei problemi in questi sistemi non è nelle macchine ma nel dialogo tra loro.

Valutiamo se è la soluzione per la tua casa

Un ibrido si progetta guardando i radiatori che hai, i gradi che servono davvero e lo spazio disponibile fuori. Con un sopralluogo si capisce in poco tempo se è la strada giusta o se conviene puntare direttamente sulla pompa di calore.

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