La climatizzazione per scuole è uno dei lavori più delicati che un’azienda impiantistica possa affrontare. Non si tratta solo di raffrescare degli ambienti: bisogna garantire aria uniforme in spazi molto diversi tra loro, senza correnti dirette sui bambini, con macchine silenziose e componenti che non creino rischi in un edificio frequentato ogni giorno da centinaia di persone.
È la sfida che stiamo affrontando alla scuola di Brugnano, plesso dell’Istituto Comprensivo di Marina di Gioiosa Ionica. Un impianto canalizzato con diffusori tessili microforati che climatizzerà corridoi, atrio e salone polifunzionale, pensato per il clima della costa ionica, dove il caldo arriva presto e se ne va tardi.
Un edificio scolastico non è un appartamento
Chi entra nella scuola di Brugnano se ne accorge subito: l’atrio si sviluppa su doppia altezza, il salone centrale prende luce da un’ampia copertura a lucernari, i corridoi corrono lungo le vetrate del patio interno. Sono spazi belli da vivere, ma difficili da climatizzare. I volumi sono grandi, i soffitti alti, e l’irraggiamento solare attraverso le superfici vetrate scalda gli ambienti in modo disomogeneo durante la giornata.
C’è poi un fattore che negli edifici scolastici pesa più di ogni altro: l’affollamento. Un’aula occupata da venticinque persone produce un carico termico che una stanza di casa non vedrà mai. Il dimensionamento di un impianto scolastico parte dalle persone, non dai metri quadri. Sbagliare questo calcolo significa ritrovarsi con ambienti che non vanno mai in temperatura nelle ore di punta.
A Marina di Gioiosa Ionica, poi, la stagione calda non coincide con la chiusura estiva. A giugno, con le lezioni ancora in corso e gli esami alle porte, le temperature superano regolarmente i 30 gradi. E l’edificio non serve solo alla didattica: ospita attività musicali, laboratori e momenti aperti al territorio anche nei mesi caldi.
La scelta tecnica: unità canalizzabili a soffitto

Per questo progetto abbiamo scartato da subito l’ipotesi degli split a parete. Moltiplicare le unità nei corridoi e nel salone avrebbe significato più punti di manutenzione, più rumore diffuso e getti d’aria concentrati proprio dove passano i ragazzi. La strada scelta è quella delle unità canalizzabili installate a soffitto, che trattano l’aria in quota e la distribuiscono lungo tutto l’ambiente.
Ogni macchina è fissata alla struttura del solaio e collegata direttamente al proprio condotto di mandata. L’aria non esce da un unico punto: viaggia lungo il canale e viene rilasciata gradualmente per tutta la sua lunghezza. Il risultato è una temperatura omogenea dall’inizio alla fine del corridoio, senza le zone fredde sotto la bocchetta e calde negli angoli tipiche degli impianti tradizionali.
Le unità lavorano in pompa di calore: raffrescano d’estate e riscaldano a mezza stagione, quando accendere l’impianto termico per poche ore non avrebbe senso. Per una scuola significa un solo sistema da gestire e manutenere lungo tutto l’anno.
Diffusori tessili microforati: aria ovunque, correnti da nessuna parte

Il cuore visibile dell’impianto sono i canali gialli sospesi ai soffitti: diffusori tessili microforati Klimagiel, un prodotto italiano che abbiamo scelto al posto delle classiche canalizzazioni in lamiera. La differenza non è estetica. Il tessuto tecnico è percorso da migliaia di microfori lungo tutta la superficie, e l’aria filtra verso l’ambiente in modo diffuso anziché uscire a getto da poche bocchette.
Nella zona occupata la velocità residua dell’aria resta bassissima, nell’ordine di 0,1-0,2 metri al secondo: in pratica il fresco si sente, la corrente no. In una scuola questo è il punto decisivo, perché elimina il problema dei getti d’aria diretti su bambini e insegnanti.
Ci sono poi vantaggi che si apprezzano negli anni. I canali tessili si smontano dalle guide di sospensione e si lavano, cosa impensabile con una canalizzazione metallica: per un ambiente scolastico, dove l’igiene dell’aria è un requisito e non un’opzione, è un argomento che chiude la discussione. Pesano una frazione della lamiera, quindi il fissaggio al solaio è più semplice e sicuro. E non generano condensa superficiale, perché il tessuto non crea il ponte termico tipico del metallo.
Lavorare in una scuola: il cantiere

Un cantiere dentro una scuola ha regole sue. Le lavorazioni in quota si fanno con trabattelli spostati ambiente per ambiente, i fissaggi al solaio vanno verificati uno a uno, i materiali non possono restare dove il giorno dopo passeranno gli alunni. La pianificazione conta quanto l’esecuzione: le fasi più invasive vengono concentrate nei periodi di chiusura, e ogni zona viene riconsegnata pulita e agibile.
Le foto di questa pagina raccontano il cantiere in corso: le unità canalizzabili già in opera sui soffitti, i diffusori tessili tesi sulle guide in acciaio, i condotti che attraversano l’atrio e il salone seguendo la struttura dell’edificio. Ogni canale è stato dimensionato sulla portata della macchina che lo alimenta e sulla geometria dell’ambiente che serve.
Cosa cambia per chi la scuola la vive ogni giorno
Quando l’impianto entrerà a regime, la differenza si misurerà in cose concrete. Aule comuni e spazi di passaggio a temperatura costante, anche nelle giornate di scirocco. Un salone polifunzionale utilizzabile per saggi e attività anche a giugno, quando oggi il caldo sotto i lucernari lo rende difficile da sfruttare. Nessun apparecchio a portata di mano dei bambini, nessun getto d’aria sulle teste.
Per chi amministra l’edificio, il vantaggio è la semplicità: poche macchine centralizzate al posto di decine di unità sparse, e canali che si mantengono con un lavaggio. Meno interventi, meno fermi, costi di gestione più prevedibili.
Il cantiere in immagini
Le fotografie scattate durante la posa dell’impianto: le unità canalizzabili, i diffusori tessili e la distribuzione dell’aria nei diversi ambienti del plesso.




























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